Sacello di Santa Margherita

Il Sacello di Santa Margherita è un oratorio del XIII secolo noto per i suoi affreschi trecenteschi

© Comune di Monte Marenzo - Licenza sconosciuta

Descrizione

Chiesa

Cenni sulla fondazione circa le origini degli insediamenti ecclesiastici nel territorio di Monte Marenzo non vi sono elementi di certezza e anche il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani non fornisce elementi utili per inquadrare l'attività edificatoria di Santa Margherita. (1) È tuttavia accreditata la tesi che individua nella titolazione del sacello un importante indizio per collocarne la fondazione sul finire del XIII secolo. Tale datazione concorda con le tecniche edificatorie adottate e con le semplici caratteristiche architettoniche del manufatto che sono determinate dalla composizione di una navatella orientata ad est e di una absidiola a pianta semicircolare. Si tratta di una tesi peraltro conciliabile con gli studi ad oggi compiuti sul vasto ciclo pittorico presente all'interno che ne datano l'esecuzione in un periodo compreso tra il XIV e XV secolo. Due paiono le ragioni possibili e suffragate cui legare l'eccentrica collocazione dell'edificio sacro rispetto al centro abitato. L'una è la presenza di un elemento militare, come testimoniano stampe relative al territorio bergamasco e alle sue roccaforti, in cui al toponimo S. Margherita è affiancato il simbolo di una torre.(2) L'altra è la dedicazione dei rilievi collinari di Monte Marenzo a S. Margherita quale permanenza di culti radicati nelle pratiche di vita locali. Ne dà testimonianza un disegno a penna del secolo XVI in cui è raffigurato il Vicariato di Caprino (3) con precisa indicazione della dedicazione dei monti a S.ta Margaritta. Tuttavia nel documento non è data indicazione alcuna circa la presenza di manufatti. Complessivamente sono identificabili cinque fasi architettoniche distinte: la fondazione e i successivi restauri del 1742, del 1879, del 1939 e del 1983. (4) Il 1787 segna la vicenda della chiesa con il passaggio, unitamente alla Parrocchia di S. Paolo, dalla diocesi di Milano alla diocesi di Bergamo. Il lento processo di trasformazione della chiesa nei secoli La consistenza attuale di Santa Margherita è esito di un lungo processo di trasformazione in cui le fasi di intervento si sono avvicendate con periodi di abbandono. La documentazione acquisita ha dimostrato la persistenza di un uso occasionale del manufatto in coincidenza alla celebrazione di funzioni religiose per la festività della Santa. I primi interventi documentati successivi alla fondazione risalgono al 1740, quando vengono commissionate opere di sistemazione del manufatto da parte della famiglia Mangili di Portola, frazione del comune di Monte Marenzo. Ne è una riprova la nota della visita vicariale del 1742. "L'altro oratorio, intitolato a S. Margherita Vergine e Martire, il quale è di certo più antico [di quello di S. Alessandro Papa e Martire istituito nel 1630] osservando la struttura e le immagini affrescate. Non so per quale motivo fu edificato in questo luogo montuoso e silvestre. Due anni fa, a causa della devozione e della pietas di Giovanni Battista e Antonio Mangili di Portola, cominciò ad essere restaurato e a disporre di suppellettili per la celebrazione della Messa, le quali sono custodite nell'armadio dei suddetti signori." (5) Segue un periodo di progressiva decadenza. Nel 1858 il Vicario Gianfranco D. Girolamo Cattaneo (6) nella propria relazione della visita pastorale annovera tra i beni parrocchiali l'oratorio di S. Margherita sottolineando unicamente come sia "posto in un luogo deserto e quasi abbandonato." All'epoca lo stato di conservazione del manufatto è compromesso. Ne è una conferma il testo della relazione compilata nel 1861 dal Parroco Don Pio Agnati: "oltre a questo oratorio [S. Alessandro], esiste posta sopra un colle a fianco del paese, una piccola chiesa dedicata a S. Margherita, in cattivo stato di conservazione e con affreschi antichissimi, e dove non si celebra che una messa all'anno il giorno della Santa." (7) Questa condizione perdura sino al 1879, data in cui vengono compiuti interventi di restauro non documentati. Verosimilmente sono da imputare a questa terza fase la chiusura di una monofora nell'abside e l'apertura di due finestre in facciata. Nel Novecento i documenti riferiscono di nuovo peggioramento delle condizioni di conservazione anche se non vi è traccia di un'interruzione delle celebrazioni annuali. (8) Nel 1939, così come è dichiarato sulla facciata del monumento, viene compiuto un nuovo intervento cui è imputabile il rifacimento del tetto. L'ultimo e quinto ciclo di interventi radicali sul manufatto ha inizio nel 1983. Si tratta di un intervento controverso e a cui corrispondono cospicue modificazioni dell'esistente (9) quali: il rifacimento del tetto, l'eliminazione dell'intonaco esterno, il rifacimento della pavimentazione interna ed esterna e interventi minori sugli elementi lignei delle aperture e delle luci.

Note

  • Si vedano in proposito le pubblicazioni di Oleg Zastrow, dedicate all'architettura e alla pittura gotica del territorio lecchese.
  • Tesi avallata dagli esiti delle recenti attività di scavo coordinate del Prof. Brogiolo.
  • Archivio Storico Diocesano di Milano, Pieve di Brivio (1569-1670), Volume VII, Q 1° [1566-1567], sec. (XVIXVII), "Note sui legati e carteggio vario riguardante la parrocchia di Caprino".
  • Queste brevi note costituiscono il compendio di un più ampio lavoro di ricerca che ha accompagnato l'elaborazione di un progetto di conservazione per il sacello di S. Margherita nell'anno 1993. La lettura ha privilegiato quindi gli aspetti e gli interventi che hanno concorso alla determinazione della consistenza fisica attuale del monumento.
  • Archivio Storico Diocesano di Milano, Pieve di Brivio (1569-1670), Volume VII, Q 3°, 1742, "Visita Vicariale corredata da note statistiche ed amministrative, elenchi allegati dei beni immobili inventariati, delle suppellettili, stati del clero e numero delle anime."
  • Archivio Storico Curia di Bergamo, "Relazione della visita praticata alla Parrocchia di S. Paolo, anime n. 500, Vicaria di Caprino dal M.R. Vicario Gianfranco D. Girolamo Cattaneo", 26 febbraio 1858. Nello stesso documento viene segnalata la presenza di un altare antico.
  • Archivio Curia di Bergamo, "Relazione della Parrocchia di S. Paolo, compilata dal Parroco Don pio Agnati l'anno 1861, per servire di risposta ai quesiti stati spediti dalla Curia Vescovile di Bergamo in occasione della prossima Visita Pastorale", anno 1861.
  • "Quello [oratorio] di S. Margherita Regina è molto diroccato, e vi si celebra la messa una volta solo in tutto l'anno il dì della Santa. È distante dalla Parrocchia due ore e si trova in cima a una montagna, isolata; quindi quando si dice la S. Messa tutto si porta, perché sprovvista del tutto di ogni arredo". Archivio Curia di Bergamo, "Parrocchia di Monte Marenzo. Risposta al questionario per la visita pastorale", 30 marzo 1906.
  • Una lettura critica dell'intero processo porta a segnalare con rammarico il tardivo intervento degli organi deputati alla tutela dei monumenti nel corso degli anni Ottanta.

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